Io non voto Giorgia. Anatomia di una destra tutt’altro che sociale ha lo scopo di evidenziare le contraddizioni concettuali, storiche e critiche, non immediatamente visibili a chi non sappia guardare sotto il pelo dell’acqua, di uno schieramento che va da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini 2.0 e di Vannacci.
L’internazionale nera che si sta impadronendo dell’occidente liberal-democratico è tutta racchiusa in uno spaventoso video-spot in cui i leader filofascisti di tutto il mondo incoraggiano i cittadini ungheresi a votare Viktor Orbán alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 12 Aprile.
Ci sono Benjamin Netanyahu, Santiago Abascal, Alice Weidel, Marine Le Pen, Andrej Babiš, Javier Milei, e naturalmente i nostrani Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Solo il fatto che i nostri leader, incidentalmente presidente del consiglio e ministro dei trasporti del governo in carica, si accompagnino con questi personaggi è allarmante.
Gli Stati Uniti sono sull’orlo della guerra civile.
L’Ice (Immigration and Customs Enforcement), la forza armata al servizio del Dipartimento per la sicurezza nazionale americana, da tempo compie una serie di violenze contro persone per lo più scelte a caso (probabilmente sulla scorta dei tratti somatici) che vengono aggredite, malmenate, deportate e in qualche caso – come quello di Renee Good – uccise.
Quest’orrore, peraltro, è del tutto indipendente da eventuali notizie di reato, compresa la verifica della cittadinanza. Che si tratti di cittadini americani, o di immigrati con regolare permesso di soggiorno, o di migranti irregolari, poco conta.
Vedere politici di primo piano come il presidente della regione Lazio Francesco Rocca e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli presenziare a una commemorazione funebre fra saluti romani, croci celtiche, e cori fascisti, non è stato uno spettacolo edificante.
In un paese con un po’ di amor proprio, saremmo tutti mobilitati per chiederne le dimissioni.
Non sono passate ventiquattro ore dal bombardamento statunitense di Caracas che la premier italiana Giorgia Meloni si è prodotta in un imbarazzante siparietto in cui a Madrid gioca a fare il pilota insieme a Santiago Abascal, il capo di quell’illuminata e democratica forza politica che è Vox. Nemmeno fosse un normalissimo giorno di ferie o di campagna elettorale.
Il che in un paese democratico con una stampa libera desterebbe sgomento nell’opinione pubblica. In Italia naturalmente la notizia non ha avuto alcuna risonanza significativa.
L’aggressione statunitense al Venezuela segna la fine definitiva dell’occidente, se il genocidio Gaza e la guerra russo-ucraina non fossero bastati. Si celebrano in queste ore i funerali del diritto internazionale, dell’autodeterminazione dei popoli, delle Nazioni Unite, di quel mondo fatto di pace, cooperazione e democrazia che si tentò di costruire in occidente all’indomani della Seconda guerra mondiale.
Gli Stati Uniti hanno violato la sovranità di uno stato indipendente, bombardato civili e rapito il presidente eletto – facendo nulla di più e nulla di meno rispetto alla tanto vituperata Russia di Putin – nel silenzio neppure troppo imbarazzato dell’Europa e del cosiddetto mondo libero.